Due risposte al coronavirus: e-commerce e smart working

In questi giorni di difficoltà non solo italiana ma mondiale si pongono problemi nuovi legati alla sanità, al lavoro, agli spostamenti e non solo. Mi vorrei personalmente soffermare su due soluzioni trovate grazie al digitale: e-commerce anche per usi quotidiani e smart working nel lavoro pubblico e privato.

Molti sono i problemi di cui ci rendiamo improvvisamente conto: il digital divide e l’infrastruttura di rete incapace di gestire l’enorme flusso di dati generatosi con tutte le persone in casa. Eppure questi due piccoli grandi cambiamenti non ne hanno risentito o ne hanno comunque risentito soltanto in parte, lo smartworking tocca nel pubblico picchi del 98% come nella Regione Lazio e le persone non avvezze alla rete, gli anziani, iniziano ad acquistare online. Di necessità virtù, il Paese reagisce e lo fa velocemente.

Lo smart working ha avuto una spinta preponderante grazie ai provvedimenti graduali ma massicci del ministro della Funzione Pubblica Fabiana Dadone che come sapete stimo particolarmente e per ovvi motivi. L’escalation ha presto raggiunto anche il privato e nonostante le difficoltà il lavoro da casa diviene in pochi giorni la routine per milioni di italiani. Chiaramente lo smart working riguarda le attività che possono svolgersi tramite un PC, non certo la produzione. Utile per sfoltire gli uffici ma non una risposta per fabbriche e supermercati.

Eppure la risposta per i supermercati è sotto il naso: vendere online e spedire i prodotti a casa delle persone. E se la rivoluzione dello smart working era totalmente imprevedibile ed è dipesa dalla forte volontà di un ministro quella dell’e-commerce per i supermercati era in vista ma procedeva a rilento. L’emergenza ha imposto cambiamenti e dettato un passo spedito.

Problemi e rallentamenti non mancano eppure la lezione più grande di tutte da ricordare è che non ci mancava l’innovazione tecnologica, ci mancava la mentalità. Che poi l’innovazione tecnologica sia fondamentale per il lavoro e i futuri investimenti è evidente, ci mancherebbe, ma non era questo a generare un blocco nelle persone. Oggi tutti abbiamo gli strumenti e i professionisti per fare qualunque prodotto online e questa crisi ce lo ha ricordato.

Vedremo nel prossimo futuro se gli e-commerce saranno la normalità e aumenteranno i loro profitti o se lo smart working sarà la norma ma l’aver visto che il digitale ha potuto dare risposte immediate a crisi globali è stato positivo. Chi come me si occupa di prodotti digitali ha visto i clienti comportarsi in due modi opposti: chiudi tutto, azzera gli investimenti oppure spingi al massimo, aumenta gli investimenti.

La mia risposta è spingere avanti tutta sulle sponsorizzazioni online, investire creando e-commerce, brand identity ecc… ma non solo perché sono di parte. Il mio lavoro è creare campagne e prodotti digitali e poi monitorarli nel tempo e quello che vedo è che chi sta spingendo sull’acceleratore degli investimenti online sta avendo risposte in tempi molto più brevi che in situazioni ordinarie. Non sono pochi i pensionati che fanno la spesa online e non potranno che aumentare.

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